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Etnobotanica silana, cultura e tradizione

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Le proprietà e l'utilizzo del Pino Laricio silano a cura di Carmine Lupia

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Pino laricio

Il pino laricio o silano era molto noto agli antichi greci e romani sia per la qualità del legname (molto utilizzato per travature e per costruzioni navali) e sia perché da essa si otteneva una resina molto famosa, universalmente conosciuta come pece bruzia, ritenuta la più profumata e apprezzata del mondo antico, tanto che Strabone scrisse: “…la Sila produce la pece migliore che si conosca, detta pece bruzia”. Alla pratica della resinazione e alla produzione della pece è collegata, in un certo senso, la vita di San Leo d’Africo o di Bova, monaco basiliano a cui si attribuisce - tra gli altri - il miracolo della trasformazione della pece in pane. San Leo, onorato come il Santo dei boscaioli, è infatti raffigurato nella iconografia con un’accetta in una mano e con un pane di pece nell’altra. Le pregiate travi del pino laricio per la loro lunghezza e resistenza sono state utilizzate per costruire San Pietro e San Paolo fuori le mura. Alcune travi sono arrivate fino a piazza San Marco a Venezia.

Per approfondimenti consultare:
Lupia A., Lupia C., Lupia R., Etnobotanica in Calabria, Rubbettino, Soveria Mannelli 2017.
Lupia C., Lupia R., Etnobotanica: piante e tradizioni popolari di Calabria, Congi, Crotone, 2014.
Lupia C., Etnobotanica. Le piante e frutti spontanei della Sila Piccola catanzarese, Abramo, Catanzaro, 2004.